Shy-Sonata Arctica
Sometimes I'm wondering why you look me and you blink your eye You can't be acting like my Dana? I see your beautifull smile and I would like to run away from Reflections of me in your eyes, oh please
Talk to me, show some pity You touch me in many, many ways But I'm shy can't you see?

Conosci quel posto, che sta tra il sonno e la veglia? Quello dove ancora ti ricordi, che stavi sognado? Quello è il posto, dove io ti amerò per sempre.

..тнιѕ ιѕ му єѕѕєи¢є..

"Body of man. Moon. Heart of wolf. Moon. The moon shines in the sky. Moon. Its beams reveal to me for what i am. Moon. And I love it. Moon. This is my essence. Moon. Heart of Man. Moon. Body of wolf. Moon. Damned life. MOON! Eternity".
Da qualche parte, in quel mondo pieno di sfumature, c’era un detto. Un detto antico, cancellato dal tempo, ma indelebile nell’anima di tutti gli umani. Babbani o maghi che fossero. E quel detto narrava della più avvincente e rassicurante delle emozioni. Amore? No. L’amore ti rende cieco, ti rende debole. Era, è, e sarà sempre la paura, l’emozione più ottimale del cuore degli uomini. Molti storcono il naso. Molti non ci credono. Invece è la pura verità. La paura è quel qualcosa che ti rende inconsciamente consapevole…d’esistere. Di essere umano. Ti gela dentro, ti lega il cuore in una morsa…solo per farti capire che tu ce l’hai, un cuore. E Remus Lupin sapeva bene che non c’era buio più nero di quello che s’insidiava dentro l’anima. La paura più grande era avere quel buio nel cuore, che rendeva cieco anche se si accendevano mille candele. E, purtroppo per lui, Remus Lupin ce lo aveva, quel buio. E avrebbe dovuto lottare contro di lui…per tutta la vita. Nei sogni, soprattutto, riusciva a leggersi dentro. E quel che leggeva lo paralizzava d’orrore. Non era una fiaba con un lieto fine. Non era una fiaba colorata di vita. Era un racconto cupo, pieno d’ombre, sferzato dall’alito di una creatura del demonio. La sua dannazione rideva di lui. Lo faceva spesso, ogni volta che sapeva d’esser guardata. Un sorriso diabolico, un ghigno, che scopriva una fila di denti affilati come lame di rasoio. Era bella, la creatura. Talmente bella da sembrare immortale e imbattibile. Oh, eppure ce lo aveva, un punto debole. Non sapeva resistere al richiamo della…della luna piena. E allora… rideva ancora più forte, come malata. E, schernendolo con cattiveria, usciva allo scoperto. Diceva sempre la stessa cosa. “Sto arrivando, Remus Lupin.”
(Cit. by Gattaitaly) |